Ce l’hai?
quando si nega l’invidia ma c’è
Questa newsletter arriva nella tua casella una volta al mese (circa). E’ una lettera scritta con il cuore aperto, quel tanto che basta per condividere pezzi di vita con te.
Qui troverai, esperienze, riflessioni, risorse di arteterapia. Solo cose utili, e di sana condivisione e confronto. Se mi scriverai e vorrai interagire con me, mi farà molto piacere.
Ciao invisibili,
non passo da qui da un po’ di tempo, forse non ve ne sarete accortə, o forse si. Riaparto con un tema scomodo, di cui penso si parli davvero molto poco.
L’invidia.
Quella roba che in automatico, per grossolana difesa, siamo portati ad osservare negli altri, ma a riconoscere poco in noi. Certo, non è simpatico ammettere a cuor leggero: “sono invidiosə”, senza aggiungere subito dopo: “in senso positivo, eh…”. Ecco che l’invidia porta con sè anche un senso di vergogna sociale. Ammettere di essere invidiosi è scomodo, è una cosa di cui vergognarsi è una roba che se ti accorgi che “ce l’hai”, è meglio se l’attacchi subito da qualche parte, possibilmente a qualcuno che passa di lì, come il famoso gioco di acchiapparella “ce l’hai”, appunto…
Quando si nega l’invidia ma c’è (+ journaling)
Quindi? Ti invito a fare un bel respiro e scrivere nel tuo diario o in un foglio volante, con onesta schiettezza, quando ti senti invidiosə. Scrivilo senza freni.
Inizio io tirando fuori qualche scheletruccio: qui lo dico e non lo nego, sono cresciuta in un ambiente molto impregnato di invidia, sia nella mia famiglia di origine (non escludo i parenti, che probabilmente non mi leggono), sia nell’ambiente in senso più ampio in cui sono cresciuta, nel quartiere e nel paese da cui vengo.
A essere onesta, l’invidia mi appartiene tutt’oggi, ho un pelino imparato a riconoscerla perché comunque penso mi sia utile per capire dove ho bisogno di coccolarmi, cosa mi manca, anche se spesso non è l’oggetto principale che mi porta a comportamenti invidiosi.
Infatti l’invidia, un po’ come tutte le emozioni è ricca di sfumature e talvolta appare in modo sottile e timido, per cui non è sempre facilissimo riconoscerla.
Insomma, non voglio più negarla, né convincermi, come ho fatto per tanto tempo, che riconoscendola negli altri, potevo non averla, o almeno non più.
Adesso, quando posso, se sento apparire la vergogna per qualcosa che non ho no, non sono capace a fare, ad ottenere…
Mi domando (e se vuoi prova a farlo anche tu):
dove sto guardando?
dove è direzionata la mia attenzione?
cosa mi sta mancando veramente?
Spesso non è l’oggetto in sè che mi manca. Per esempio farmi una bella settimana di vacanza con la mia famiglia, prendere un aereo e andare ad esplorare una città che non ho mai visto. E’ oggettivamente una cosa che mi manca e che spero di fare presto. Viceversa, questa mancanza, cosa racconta di me? Come sto e cosa mi dico quando vedo gli altri che possono permetterselo?
Ci penso su e spesso mi dico che la mia frustrazione, il mio stress non è certo solo legato all’impossibilità di fare quella vacanza che, certo, mi farebbe bene e molto piacere fare. Ma non è questo il punto…
Il punto è: quali aree della mia vita vorrei migliorare? Cambiare? Maturare?
Spesso è la pazienza di percorrere alcune strade, spesso è la paura del cambiamento che parla, ma anche la fissità di pensiero che mi fa rimanere esattamente dove sono.
Ma non siamo alberi, ma esseri in cammino…
Ero sempre preda della vergogna e dell’imbarazzo.
Da ragazza non riuscivo a parlare con la gente.
Adesso posso stare davanti a tremila persone senza appunti, senza una traccia di quello che dirò, anche senza materiali visivi di supporto; e posso guardare negli occhi ciascun membro del pubblico, e parlare per due ore senza fatica.Che cosa è successo?
È successa I’arte.(Marina Abramovic).
Ogni percorso di vita è dignitoso e credo che ognuno di noi sia chiamato a vivere con i propri limiti e possibilità, cercando di evolvere un passo alla volta.
La felicità non è quella vacanza, nè come ti vedono gli altri se hai determinati standard economici e sociali.
La felicità è altrove: nei piccoli gesti nelle piccole parole, nella consapevolezza di ciò che si ha, si era, si è.
Mi ripeto come un mantra che non si può piacere a tutti, per uscire da una gabbia mentale che mi ha accompagnata a lungo. Anche lì si è annidata spesso la mia invidia, quel desiderio di essere vista e accettata, accolta.
Imparate a dare assenza a chi non ha capito l’importanza della nostra presenza. (Valérie Perrin).
Mi sono resa conto che il tema di alcuni libri che ho letto ultimamente è il cuore e la parte più oscura, il nero, un colore che assorbe e sottrae e che ti invito ad esplorare con alcune letture.
Sul mio comodino
Questo mese tanti libri sono passati di qui…
Ecco i miei spunti di lettura:
I link sono affiliati e se compri attraverso di essi contribuisci ai miei acquisti librosi, ma sai anche che puoi cercare tranquillamente altrove, non ultimo la biblioteca, appunto...
Cos’è: romanzo
A cosa serve: a sviluppare empatia verso lati oscuri di noi, a capire le emozioni di adolescenti che hanno vissuto l’esperienza del carcere e cercano di tornare al “mondo fuori”.
Una storia difficile che probabilmente parte da una radice molto profonda di lutto non risolto, attraversa il tema dell’invidia e dei lati più oscuri che ci appartengono. Della fatica di tornare a vivere “fuori” portando un enorme peso dentro.
Dai 14 ai 99 anni.
Cos’è: romanzo
A cosa serve: a riflettere sull’amore e sull’infanzia, la famiglia e il lutto.
Veronesi si dimostra un grande narratore che riesce a tenere sospesa la trama fino a svelartela quasi sul finire del libro. Interessante storia sui primi amori e disastri di famiglia in cui gli adulti, presi dai propri temi, problemi, da se stessi, rimangono ciechi ai bisogni di essere visti dei propri figli.
Dai 14 ai 99 anni.
Cos’è: romanzo distopico ragazzi
A cosa serve: a riflettere su come i bambini possano vivere il nostro desiderio di perfezione nei loro confronti.
Parte come un “romanzetto”, per poi rivelarsi uno spaccato distopico di una realtà non tanto lontana da ciò che a volte produciamo con i nostri desideri genitoriali: perfezionismo, aspettative… Le “realtà irrealizzabili” che ci allontanano da chi più amiamo.
Dai 12 ai 99 anni.
Cos’è: graphic novel
A cosa serve: a pensare con “concreta fantasia” cosa possa significare davvero l’iperprotezione.
Interessante graphic novel per riflettere ed affrontare il tema dell’amore iper protettivo. Parte dalla ninna nanna che parla dell’Uomo Nero, per poi portarci in un viaggio parallelo fatto di ombre che si nutrono delle nostre paure.
Dai 10 ai 99 anni.
Piccolo disclaimer: accetto con gioia libri inviati in promozione dalle case editrici, o dagli autori stessi. Sei una casa editrice o sei un autore? Hai scritto un libro? Se vuoi dedicargli uno spazio nella mia rubrica Libri in diretta, scrivimi e ti spiego come funziona. Parlo solo in positivo dei libri che mi inviano le persone, perché so quanto lavoro c’è dietro. Se il libro non dovesse piacermi preferisco dare un feedback privato all’autore.
Che altro?
Sto lavorando a 3 progetti illustrati:
ho finito l’editing del mio manuale “Ho seguito il bianconiglio”, adesso dovrei mettermi a realizzare delle illustrazioni di apertura per ciascun capitolo. Ci riuscirò?
ho iniziato a illustrare un racconto di un’amica che parla di una gallina, mi diverte e mi mette anche molto in discussione… stessa domanda di cui sopra: ci riuscirò?
ho iniziato il corso annuale con Costanza, e per un anno lavoreremo ad un progetto libro… Si, le immagini mi chiamano, vediamo dove mi porteranno.
Ho intervistato la bravissima Irene Greco, puoi intanto vedere la diretta cliccando qui sotto, a breve la trasformerò in un podcast.
Dal blog
Dopo molto tempo torno a curare, un piccolo passo alla volta, il mio blog. Ho scritto un nuovo articolo per cercare di rispondere ad un interrogativo interessante, ovvero: quando diventiamo genitori? Rileggendolo mi sono accorta di non aver risposto in modo esplicito, ma volto ad aprire il pensiero. Se vorrai farmi sapere cosa ne pensi, ti leggo con piacere.
Ho scritto un manuale rivolto ad operatori sul lutto perinatale


Se vuoi acquistarlo o inoltrarlo a chi pensi possa essere utile lo trovi qui.
Sono tanto grata per ogni vostro augurio e pensiero: per le vostre parole, i libri che mi inviate con fiducia, per i caffè virtuali e… per aver letto fin qui. Ogni sostegno è per me prezioso.
Un abbraccio sincero con il cuore (anche nero), Lisa.






